Indonesia

IL TEMPIO DI BOROBUDUR

Day 7 – Yogyakarta

Oggi arriviamo in Indonesia con un volo da Singapore a Yogyakarta. Non riusciremo a visitare questa città eccezion fatta per il quartiere Prawirotaman, punto di riferimento per molti turisti e backpackers. In questa zona ristoranti, locali e Guest houses si alternano lasciandovi l’imbarazzo della scelta e le numerose agenzie turistiche presenti potranno prenotarvi escursioni in tutta l’isola di Java.

 

Noi scegliamo di passare la notte a Borobudur, distante circa 45 km da Yogya, per essere vicini il giorno seguente e poter vedere il rinomato tempio alle prime luci del sole. Chiamiamo un taxi e ci immergiamo nel disordinato traffico indonesiano. La guida è a sinistra, ma a colpirci sono soprattutto i tantissimi motorini che occupano intere corsie ai semafori e sfrecciano tra gli altri mezzi in un caos che sembra regolato da consuetudini ormai consolidate.
Dopo circa un’ora e mezza di strada finalmente arriviamo.

Siamo a Elo Progo Art House e consiglio vivamente a tutti coloro volessero vedere il tempio di soggiornare qui, dove la quiete è disturbata solamente dallo scorrere di due fiumi che si incontrano, i fiumi Elo e Progo. Le camere sono immerse nella natura, pulite, colorate, piene di dipinti e oggetti particolari. Diversi gruppi di meditazione e yoga ogni anno scelgono di trascorrere intere settimane in questa favolosa location che pare senza tempo.

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Il proprietario Sony è un artista, un personaggio eccentrico che gira a piedi nudi e porta al collo un suo dred come fosse una collana. Ogni cosa all’interno della tenuta, ogni oggetto di arredamento, ogni scultura è stata creata da lui e sembra avere la giusta collocazione in base a un progetto più ampio, incompiuto e mutevole, come ci confessa lui stesso.

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Sony ci mostra la sua personale galleria di quadri e ci coinvolge a tal punto che potremmo rimanere ad ascoltarlo per ore, così fiero e orgoglioso di condurre una vita in totale armonia con gli elementi. Ci parla di ogni singola pianta, ogni singolo fiore, come se tutto qui avesse una sua storia o una sua leggenda, come se la vicinanza a un tempio così antico avesse caricato di spiritualità ogni pezzetto di terra donandogli incanto e magia. Quella con Sony e la sua famiglia si rivela essere una delle conoscenze più belle e inaspettate della vacanza. Inoltre sua moglie cucina divinamente e la cena è un trionfo di pietanze tipiche, meglio di qualsiasi altro ristorante. La compagnia, le chiacchiere e i racconti fanno il resto rendendo la serata indimenticabile. L’unica cosa ad impensierirci è un gigantesco ragno nero e giallo, ma che non dovrebbe essere velenoso.

 

 

Day 8 – Borobudur

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Alba e tramonto sono i momenti migliori per vedere il tempio, poichè il gioco di colori esalta gli enormi blocchi di pietra. Ci sono tre opzioni per farlo: dalla collina Setumbu Hill, dal punto panoramico del Manohara Hotel o all’interno del tempio stesso.

Noi scegliamo la prima e puntiamo la sveglia alle 4.10. Prendiamo le biciclette messe a disposizione dal nostro alloggio e seguiamo la cartina con le indicazioni tracciate a penna da Sony. Non è così semplice seguire il percorso al buio e ci affrettiamo appena vediamo il cielo schiarirsi. La salita fino a Setumbu Hill è impegnativa e purtroppo il monumento si vede solo in lontananza. Non voglio togliere nulla alla magnifica vista sulla vallata, ma, in base ad alcune foto di altri viaggiatori e col senno di poi, mi sento di consigliare di recarvi già all’interno del tempio prima del sorgere del sole, il che è possibile pagando un sovrapprezzo rispetto al normale biglietto d’entrata. Diverse persone invece ci avevano sconsigliato il punto panoramico del Manohara Hotel perché troppo costoso.

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L’alba da Setumbu Hill

Una volta scesi dalla collina entriamo al tempio pagando 450.000 Rupie Indonesiane (circa 25 euro) e iniziamo il vero e proprio tour. Quando ci si trova in questi luoghi grandiosi viene spontaneo farsi delle domande sul nostro passato o ripensare alle civiltà antiche, e, nonostante la folla di visitatori, c’è spazio anche per le nostre riflessioni più intime.

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Il tempio di Borobudur è il monumento buddhista più famoso e più visitato dell’Indonesia ed è situato nell’omonima regione, che i locali chiamano “il giardino di Java”. Costruito tra il 750 e l’850 d.C., l’edificio sacro fu presto abbandonato e riscoperto solo nel 1815. Questo colosso presenta dieci terrazze su tre livelli e simboleggia il cammino spirituale verso il raggiungimento del nirvana. Partendo dal basso e procedendo in senso orario i bassorilievi raffigurano il mondo del desiderio con sculture riguardanti il kamasutra (ora non più visibili perché nascoste da delle pietre), scene di vita quotidiana della Java di mille anni fa, fino ad arrivare al sogno premonitore della regina Maya e all’illuminazione di suo figlio Siddharta. In questo modo il buddhista medita, abbandonando la mondanità per liberarsi delle sofferenze. Il tempio contiene 504 statue di Buddha, 72 all’interno delle nicchie o stupa sulla sommità, mentre la piattaforma superiore allude a un nirvana senza fine.

 

Poco distanti da Borobudur raggiungiamo in bicicletta i due templi minori di Candi Pawon e Mendut, quest’ultimo contenente una statua di Buddha alta tre metri e affiancato da un monastero accessibile per la preghiera e la meditazione.

La visita a Borobudur è spesso associata a quella di un altro imponente tempio, quello induista di Prambanan, raggiungibile in un’ora di auto e con una storia simile poiché anch’esso riscoperto dopo molti secoli. Noi preferiamo fermarci qui, ma siamo certi che sarebbe un’esperienza altrettanto affascinante.

Il resto della giornata lo trascorriamo rilassandoci in riva al fiume nel nostro adorato alloggio, gustando un altro pranzo indimenticabile a base di zuppa, tempeh fritto e altre leccornie poco identificabili avvolte in foglie di banano. Assaggiamo per la prima volta lo snake fruit, un piccolo frutto con la buccia simile alla pelle di un serpente e dal sapore dolcissimo simile a quello di una caramella.

 

Il momento dei saluti arriva troppo presto e saremmo voluti rimanere di più. E’ proprio Sony a dire che noi facciamo solo “kiss kiss” tra un posto e l’altro, però purtroppo dobbiamo procedere. Ci facciamo accompagnare in auto a Yogyakarta, nuovamente nel quartiere Prawirotaman, da dove organizziamo il nostro prossimo spostamento. Dormiremo in uno dei tanti ostelli prima di metterci in viaggio verso la Java orientale e il suo meraviglioso Monte Bromo.

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Con lo staff di Elo Progo Art House

 

LA MAGIA DEL MONTE BROMO

Day 9 – Il viaggio infinito

 

Altra tappa obbligatoria nell’isola di Java è il Monte Bromo. In tanti ci avevano suggerito di fare un pacchetto in qualche agenzia turistica di Yogyakarta e, nonostante ci vengano i brividi al solo sentire le parole “pacchetto” e “agenzia turistica” vicine, sembra la scelta più semplice ed economica.

Tale pacchetto comprende (1) il trasporto in mini van fino a Cemoro Lawang, (2) la notte in hotel, (3) l’escursione per vedere il vulcano all’alba e persino (4) lo spostamento successivo in pullman fino a Bali Denpasar. Prezzo totale di circa 90 euro a persona.

Il mini van viene a prenderci al mattino e le ore previste sono almeno 12 per giungere a destinazione. A bordo insieme a noi ci sono tre ragazze americane, una austriaca e una coppia di ragazzi spagnoli. Purtroppo il viaggio si allunga notevolmente perché l’autista sbaglia strada proprio all’inizio, accorgendosi solo due ore dopo dell’errore e facendoci perdere complessivamente 4 ore. A turno ci proviamo tutti ma nessuno dei passeggeri riesce a comunicare con il driver o ad avere aggiornamenti poiché non parla una parola di inglese. Dopo quasi 15 ore arriviamo nella cittadina di Probolinggo. 

Una volta scaricati i bagagli, alcuni ragazzi indonesiani controllano le nostre ricevute, ci spiegano come sarà organizzato il giorno seguente e ci accompagnano con un altro mezzo fino alla frazione di Cemoro Lawang. Ci dividiamo nei vari hotel che è già l’1 di notte e la jeep verrà a prenderci alle 3.30 per l’escursione. Fa freddo, non c’è acqua calda e la pulizia lascia a desiderare, per cui non possiamo fare altro che vestirci più che possiamo e riposare un paio d’ore. Parlando con altri viaggiatori scopriamo che non è così raro che il viaggio in mini van si prolunghi di molto per svariati inconvenienti.

Sembra piuttosto che il modo migliore per raggiungere il Monte Bromo da Yogyakarta sia il treno della durata di 8 ore (Yogyakarta-Probolingoo) oppure l’aereo fino a Surabaya per poi proseguire in autobus fino a Probolingoo.

Day 10 – L’escursione al Monte Bromo

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In piena notte ci “infiliamo” in 6 in una jeep che ci porta in un punto panoramico molto affollato sulla vetta del Gunung Penanjakan. Ci facciamo spazio e cerchiamo di resistere al freddo, nonostante siamo vestiti con i nostri indumenti più pesanti. Ci sono anche altri punti da cui osservare l’alba, come la King Kong Hill, raggiungibile a piedi camminando a lungo oltre il nostro punto panoramico. Tutti cercheranno comunque di indurvi a scegliere il tour classico che, vi assicuro, non vi deluderà.
Il cielo stellato fa compagnia alla nostra attesa finché, ad un tratto, è come se qualcuno accendesse delicatamente una candela su un panorama surreale. Nonostante siano mesi che abbiamo fra le mani la Lonely Planet dell’Indonesia con in copertina proprio questa immagine, la meraviglia provata è indescrivibile. Il rosa, l’arancione e il turchese si mescolano alla foschia del più alto Gunung Semeru e al fumo continuo del Bromo. In particolare c’è un attimo, brevissimo, in cui l’armonia tra gli elementi e i colori raggiunge l’apoteosi. Provo a rimanere aggrappata a quell’attimo, pervasa da un senso di gratitudine nei confronti del pianeta terra che mi sta regalando questo spettacolo, sentendomi fortunata come non mai di potervi assistere.

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Il Gunung Bromo è uno dei tre vulcani emersi dall’antico cratere del Tengger, il quale con le sue dimensioni impressionanti raggiunge un diametro di 10 km e crea un paesaggio unico e suggestivo. Il Bromo si riconosce per il suo cono fumante ed è affiancato da altre due vette più alte, il Kursi e il Batok. Oltre il cratere in lontananza si vede invece il Gunung Semeru, che con i suoi 3676 m è la vetta più alta di tutta Java, nonché uno dei vulcani più attivi.

 

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Verso il Monte Bromo attraversando il Laotian Pasir
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la salita
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253 scalini per arrivare sul cratere

Riprendiamo la nostra jeep e scendiamo verso il Laotian Pasir (mare di sabbia), una distesa pianeggiante che si può percorrere a piedi o a cavallo fino alle pendici del Bromo.  Inizia poi la salita lungo un sentiero di sabbia vulcanica che si conclude con 253 scalini di pietra. L’aria è pervasa dall’odore di zolfo, il rumore è spaventoso man mano che si sale e, una volta in cima, ci si sente inermi davanti a una “bocca” della terra così impressionante. Passeggiando sul bordo del cratere rimaniamo in contemplazione dei movimenti del magma che si intravede tra la nube di fumo. Non ci sono recinzioni, per cui bisogna fare attenzione! Un’esperienza inimmaginabile, che giustifica e ripaga il viaggio lungo e snervante del giorno prima.

 

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Una volta tornati all’hotel facciamo colazione e, mentre aspettiamo l’autobus per tornare a Probolingoo, notiamo che qualche bambino sta giocando a pallavolo nel cortile di una scuola vicina. Inganniamo l’attesa nel modo che ci piace di più, facendo qualche scambio IMG_3131con loro che ci sorridono stupiti. Aspettiamo ancora a Probolingoo finché, verso mezzogiorno, saliamo sul nostro pullman per Bali. Impieghiamo quasi 9 ore per arrivare al porto, dove il traghetto tarda a partire a causa del mare grosso, e poi altre 4 ore nell’isola di Bali fino a Denpasar. Durante il tragitto riusciamo a contattare il nostro alloggio a Ubud per farci venire a prendere alla stazione e finalmente alle 2 di notte arriviamo a destinazione.

 

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BALI E LE ISOLE GILI


Day 11
– Ubud

Iniziamo da Ubud, una cittadina immersa nel verde delle risaie, ricca di cultura e caratterizzata da una cucina ricercata e prevalentemente biologica. Un vero gioiellino di Bali, un luogo di cui innamorarsi, dove ci si può coccolare e prendersi cura del proprio benessere fisico e spirituale. Molti turisti lasciano un pezzetto di cuore qui e hanno voglia di ritornarci per l’atmosfera distesa e serena che incontrano. Perfetta per chi pratica yoga.

Il nostro alloggio “Eden Estate” è uno splendido luogo di quiete circondato da una vegetazione rigogliosa. La nostra casa è su due piani ed è elegantissima, ben arredata, con una finestra grande come tutta una parete della sala. Ci sono diverse piscine all’interno del residence e un ristorante aperto a qualsiasi ora della giornata.

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la nostra casa a “Eden Estate”

Ci svegliamo tardi, concedendo al nostro corpo il tempo per riprendersi dai viaggi lunghissimi degli ultimi due giorni. Iniziamo la giornata con un brunch a base di caffè balinese, frutta e semi, centrifugati detox, porridge e pollo in salsa di cocco.

Decidiamo di uscire nel pomeriggio e di recarci in taxi fino alle risaie di Tegalalang, 10 km a nord di Ubud. Appena arriviamo inizia a piovere, ma la nostra passeggiata tra i terrazzamenti si rivela ugualmente piacevole anche se completamente sotto l’acqua. Nel giro di un’oretta si porta a termine comodamente il percorso e ci si può rilassare in uno dei locali o bar che si affacciano su questo incantevole panorama.

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Tegalalang Rice Terrace

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Il taxi ci aspetta e ci riaccompagna in centro fradici di pioggia. Con grande rammarico non facciamo in tempo entro l’orario di chiusura a visitare il tempio indù Pura Tirta Empul, distante circa 30 km, nelle cui sorgenti sacre la gente del posto compie rituali di purificazione. Altra meta molto gettonata ma che noi evitiamo è la Monkey Forest. Dopo la bellissima esperienza nel Borneo a distanza ravvicinata con scimmie nasiche, orangutan e macachi, questa rischierebbe per noi di essere un po’ riduttiva.

Il centro città è trafficato, pieno di negozi per lo shopping, botteghe artigianali, templi e spa. La scelta di ristoranti è ampia tra cucine tipiche balinesi e fusion, cucine vegane e crudiste con tanto di chef di altissimo livello. Noi ci fermiamo senza troppe pretese dove ci ispira di più, ma per cenare nei locali più eleganti e rinomati vi consiglio di prenotare in anticipo. Dopo cena assaggiamo il caffè Luwak, uno dei più costosi al mondo, la cui IMG_3161produzione avviene attraverso il recupero di bacche ingerite e poi defecate dallo zibetto comune delle palme, un piccolo mammifero che vive sugli alberi. In passato agli indigeni veniva proibito di raccogliere le bacche per preparasi il caffè, per cui iniziarono a raccogliere gli escrementi dello zibetto, scoprendo una bevanda unica. Nella zona si trovano molti negozi per l’acquisto di questo prodotto.

Day 12

 

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La mattinata è fresca, mi butto in piscina per una nuotata rigenerante prima di raggiungere gli altri per colazione. Un giorno e due notti non sono assolutamente sufficienti per apprezzare Ubud e dintorni. Abbiamo trovato qui il luogo ideale per “fermare gli orologi” e ci rimarremmo volentieri ancora, ma dobbiamo già ripartire. In taxi, direzione sud verso la penisola di Bukit.

Abbiamo affittato due camere proprio sulla spiaggia di Balangan, una delle più apprezzate dai surfisti. Il “Santai Warung” è una guest house in legno che offre stanze semplici con bagno in comune, una buona cucina e la possibilità di prendere lezioni di surf oppure solo di affittare tavole. Il proprietario è gentilissimo con noi e con tutta la clientela molto giovane che spesso sceglie di fermarsi qui anche per lungo tempo per fare pratica sulle onde. Il prezzo? Circa 15 euro a notte per una camera doppia!

Finalmente realizziamo di essere al mare e subito prendiamo la decisione di allungare il nostro soggiorno rispetto al programma originario, sacrificando gli ultimi due giorni di vacanza a Lombok, la vicina di Bali più selvaggia e incontaminata. Io e Nina ci godiamo la vita da spiaggia mentre i ragazzi iniziano a prendere confidenza con le onde.
Quasi ogni sera si organizza un falò sulla spiaggia e nel “Warung” a fianco al nostro propongono un’ottima grigliata di pesce a base di tonno, calamari e un pesce locale chiamato “mahi mahi”.

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La nostra spiaggia di Balangan davanti al “Santai Warung”

Day 13

Dal nostro letto così vicina al mare il rumore delle onde ci culla ogni notte e ci sveglia nella maniera più dolce.

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L’intera penisola è un vero paradiso del surf e per poterla girare si possono noleggiare dei motorini attrezzati per il trasporto delle tavole. La ricerca della spiaggia migliore fa da guida ai nostri spostamenti e la marea scandisce le giornate.

La spiaggia di Padang Padang ospita proprio in questi giorni la “Rip Curl Cup”, attesissima competizione di surf del circuito mondiale. Sfortunatamente, dopo aver rinviato la data diverse volte, l’evento viene definitivamente cancellato poiché l’altezza delle onde non raggiunge il minimo per gareggiare. Più a sud incontriamo quella che viene chiamata la “real” Padang Padang, una spiaggia meno rocciosa, più accogliente e spaziosa rispetto alla precedente. Le due Padang Padang sono divise da una scogliera da cui riusciamo a vedere da vicino la destrezza di alcuni surfers.

 

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Padang Padang


Dreamland
è invece una spiaggia interamente di sabbia chiara. L’ora del tramonto è speciale sia per i ragazzi in mare, sia per noi ragazze che li aspettiamo sorseggiando una Bintang fresca, la birra locale, e guardando il sole farsi gigantesco e rosso prima di scomparire nell’acqua.
Andiamo a cena al “Mango Tree”, un ristorante molto grazioso che consiglio, anche se in questa zona avrete l’imbarazzo della scelta. La serata prosegue con dj set e musica dal vivo fino a tarda notte proprio nella spiaggia di Padang Padang. Divertimento assicurato!

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Tramonto a Dreamland

Day 14

E’ arrivato il momento anche per me e Nina di prendere una lezione di surf. Un po’ di prove sulla sabbia per apprendere la tecnica e poi tra le onde più basse, cercando almeno di stare in piedi. Nel pomeriggio è la volta di Uluwatu Beach per ammirare uno dei surf break più famosi al mondo. Inaccessibile per i principianti, quest’onda infinita crea un panorama da togliere il fiato e le prodezze che si vedono fare in acqua sono incredibili.

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Il surf break più famoso a Uluwatu

Scendiamo per un bagno nella bassa marea, facendo attenzione a stelle marine e ricci di mare. Io e Tommi avvistiamo un piccolo polipetto marrone chiaro, lo seguiamo e rimaniamo impressionati dalla sua capacità di mimetizzarsi tra le rocce. Tommi non si accontenta, prende in mano un sassolino e si avvicina per stuzzicarlo. Nel giro di una frazione di secondo il polipo diventa giallo con dei cerchietti blu elettrico. Per fortuna Sky trasmette un sacco di documentari sugli animali più letali al mondo perché a Tommi questo mutamento improvviso ricorda vagamente qualcosa.

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il letale polpo dagli anelli blu

Ci allontaniamo un po’ perplessi e non appena ci connettiamo al primo wifi disponibile arriva la conferma. Il polpo dagli anelli blu non attacca se non viene minacciato, ma quando appare in questa colorazione significa che è sul punto di difendersi. Un solo morso rilascia tossine altamente velenose e potenzialmente mortali per l’uomo. Il suo veleno è addirittura 100 volte più tossico del cianuro e provoca una paralisi dei muscoli volontari con immediata perdita della vista e della sensibilità. Un adulto potrebbe morire per arresto respiratorio nel giro di 90 minuti, ma sembrare deceduto già molto prima poiché non potrebbe rispondere nè muoversi. In ogni caso è davvero una rarità vederlo e ci sono state solo tre vittime accertate in tutto lo scorso secolo.

Gli uomini vogliono tornare a Dreamland per surfare in acque più consone al loro livello, mentre io e Nina rimaniamo a Uluwatu per vedere il tempio hindu di Pura Luhur e assistere allo spettacolo di danza kecak, la danza tradizionale balinese. La location è davvero incredibile, in quanto questo tempio si trova proprio sulla punta sud-occidentale della penisola, arroccato in cima a una scogliera a strapiombo sull’Oceano Indiano. Dedicato agli spiriti del mare, è uno dei luoghi maggiormente venerati dai balinesi e solo i fedeli possono accedere al santuario per la preghiera. Bali rimane una roccaforte dell’induismo, pur con massicce influenze buddiste, mentre la maggior parte dell’Indonesia è di religione musulmana. Il momento più emozionante è alle 18, quando i danzatori di kecak fanno il loro ingresso nell’anfiteatro colmo di gente rappresentando la leggenda del principe Rama e della bella Sita. Il prezzo per assistere allo spettacolo è di 100.000 IDR (circa 7 euro).

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Anfiteatro di Pura Luhur sulla scogliera di Uluwatu

 

Ci ritroviamo tutti e quattro per cena a Balangan e replichiamo la grigliata di pesce nel warung vicinoGrati per essere sopravvissuti anche oggi nonostante l’incontro con il temibile polipo, trascorriamo il resto della serata in compagnia di alcuni ragazzi italiani di Monza come noi, i quali già da qualche anno vengono per fare surf durante tutto il mese di agosto.


Day 15

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Ci svegliamo presto, anche se i primi a mettere il naso fuori dalla stanza per controllare le onde sono sempre Camillo e Tommi. Per noi ragazze è in programma la seconda lezione di surf e vogliamo farla prima di mezzogiorno per evitare la bassa marea, quando gli scogli affiorano vicino alla riva e rendono più pericolosa la pratica per i principianti. Per recuperare dalle fatiche del mare ci concediamo una mega colazione a base di frutta, pancake e un particolarissimo smoothie avocado e cioccolato. Ci rechiamo poi a piedi nella vicinissima “The Calma Spa” per un massaggio balinese di 1 ora. Chi ama trattarsi bene può approfittare dei prezzi bassissimi dei trattamenti, infatti il nostro massaggio ci è costato solo 12 euro. Un sogno per noi donne!

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Single Fin

La domenica sera da queste parti è “Single Fin”, uno dei locali più conosciuti di Bali, ubicato sulla scogliera di Uluwatu. Sarà la nostra ultima sera prima di ripartire, quindi riconsegniamo i motorini e decidiamo di andarci in taxi. Il locale si sviluppa su tre piani con altrettante terrazze che si affacciano sul surf break. Aspettare il tramonto da qui è incantevole, l’atmosfera è vivace e di festa, ma tenete conto che i prezzi sono più alti rispetto alla media. La musica finisce all’1, quando la folla di gente si sposta in un altro locale più in basso sulla stessa scogliera.

Una volta rientrati prendiamo accordi con il taxi per la mattina seguente e saldiamo il conto con il nostro “Santai Warung”, ringraziandoli per averci fatto sentire davvero liberi e a nostro agio.

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Day 16/17/18/19 – Gili Air

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Partiamo alle 6 del mattino per recarci al porto di Padangbai, impiegando una buona ora di strada. Il nostro tassista ci aiuta a fare i biglietti per le isole Gilimettendoci in guardia da eventuali “fregature” che potrebbero incorrere e ritardare i nostri piani. L’aliscafo ci mette un paio d’ore a raggiungere l’arcipelago a nord-ovest di Lombok. Anche in alta stagione è facile trovare sistemazione in una di queste tre isolette da cartolina. Noi abbiamo prenotato una struttura a Gili Air solo un paio di giorni prima tramite booking.com. Tutte sono caratterizzate da spiagge di sabbia bianchissima, mare cristallino e sono dotate di qualunque servizio abbiate bisogno.

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Per chi ama spostarsi e girare come noi saranno sufficienti non più di 3/4 giorni di permanenza, mentre gli amanti del relax totale troveranno qui il loro paradiso e non vorranno più andare via. Una delle particolarità è che non sono ammessi veicoli a motore, ma potrete facilmente percorrere ognuna delle tre isole a piedi o noleggiando una bicicletta. Al vostro arrivo inoltre, se siete disposti a pagare pochi euro, potrete salire con le valigie a bordo di carrozze con i cavalli pronte ad accompagnarvi nel vostro hotel.

Gili Trawangan (o Gili T.) è la più grande, l’isola del divertimento, dove troverete ristoranti, locali e feste ad ogni angolo. Gili Meno è la più piccola e vanta le migliori spiagge. Ideale per una fuga romantica e per la tranquillità. La nostra Gili Air sembra essere un giusto compromesso.

IMG_3535Noi alloggiamo a “Bintang Beach”, dove abbiamo il piacere di conoscere Ahmed e le altre persone dello staff che ci coccolano durante tutto il nostro soggiorno con frullati freschi, noci di cocco e cibo squisito dalla colazione a tutte le varianti di noodles per pranzo. Ahmed è un personaggio fantastico e addirittura aiuta Tommi a togliersi le spine di un riccio, utilizzando la strana tecnica di picchiettare il piede con un sasso. La sua frase diventa ben presto un tormentone: “Don’t worry, you have Ahmed here! I’m a Doctor, I’m a chef, I’m a friend…”

Fuori dal nostro alloggio, iniziando a camminare lungo il perimetro dell’isola, ci sono bancarelle di braccialetti e orecchini, bellissimi negozi di vestiti e souvenir, un ristorante dietro l’altro per tutti i gusti, centri estetici e spa, locali per bere un drink o giocare a biliardo. Si possono svolgere molteplici attività come corsi di cucina e scuole di sub. Tommi vuole approfittare del fatto che in Indonesia non serve il brevetto per le immersioni fino a 15 metri, ma solo un paio d’ore di pratica in piscina. Vive un’esperienza unica, riuscendo a vedere diversi pesci della barriera corallina e a nuotare con una tartaruga. Io preferisco invece fare una corsetta intorno all’isola e alleviare le scottature del sole con un massaggio all’aloe vera. Insomma troverete tantissimi intrattenimenti o semplicemente vi potrete godere la natura.

 

Il calar del sole è come se mettesse in pausa l’intera isola, che si blocca per ammirare i colori del cielo. I tramonti dell’Indonesia, la temperatura perfetta di quest’ora e l’aperitivo con i miei amici sono certa saranno le cose che mi mancheranno di più durante i grigi mesi invernali.

 

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Il nostro lungo rientro in Italia inizia prendendo l’aliscafo e raggiungendo in pochi minuti Lombok, dove ci separiamo da Nina e Camillo che potranno godersi qualche altro giorno di vacanza alla scoperta di quest’isola. Un’auto ci accompagna all’aeroporto internazionale insieme ad altri passeggeri e da qui prendiamo un volo per Kuala Lumpur. Dalla Malesia poi ripartiremo per Milano con scalo nuovamente in Arabia Saudita.

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Un viaggio stancante in cui gli imprevisti di certo non sono mancati. Un viaggio molto economico per chi sa adattarsi, che può diventare molto esclusivo solo con poche disponibilità in più. Lo consiglio ai giovani, a chi vuole provare il surf soprattutto, alle coppie e alle compagnie di amici. Noi “quattro cuori e una capanna” con i nostri caratteri molto diversi abbiamo imparato a conoscerci, ci siamo uniti e abbiamo vissuto momenti davvero fantastici. Forse non sarà stato tutto perfetto nell’organizzazione e sarà mancato qualcosa da visitare o da approfondire un po’ in ogni dove, ma a distanza di mesi posso dire che non cambierei niente di questo viaggio perché insieme agli altri è un pezzo importante di quello che sono oggi.

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Malesia

SI PARTE PER KUALA LUMPUR

Malesia, Singapore e Indonesia… è la proposta dei nostri inediti compagni di viaggio Nina e Camillo. Mete che in realtà io e Tommi non stavamo prendendo in considerazione, ma che ben presto ci convincono.

Il mio primo viaggio nel sud-est asiatico inizia a prendere forma la scorsa primavera. La creazione è uno dei momenti che mi appassiona di più, quando tutto ancora può essere plasmato e modificato senza limiti all’immaginazione. Entro nel negozio Mondadori chiedendo cartine stradali improbabili e acquisto le Lonely Planet che rimarranno sul mio comodino nei prossimi mesi quasi fossero dei romanzi più che degli strumenti. Nelle serate a casa di Tommi le idee emergono a volte anche in maniera azzardata, senza dubbio divertente. Come sempre vogliamo programmare ma non troppo, lasciare spazio a quello che troveremo dall’altra parte del mondo e che darà motore giornaliero alla nostra curiosità. Permettiamo a una foto su Instagram, a un documentario o ai consigli degli amici di influenzarci un po’, finché, dopo vari tentativi, concordiamo il nostro itinerario.

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Io e Tommi avremo a disposizione tre settimane nel periodo tra luglio e agosto, mentre l’altra coppia rimarrà una settimana in più. I posti da vedere sono davvero tanti, considerata la scelta di toccare tre Stati. Una volta stabiliti il volo di andata da Milano a Kuala Lumpur e il ritorno, scegliamo alcune tappe obbligate prenotando la maggior parte delle strutture alberghiere su Booking.com e qualche volo interno molto economico.  23 Luglio… Si parte!

Day 1 – Kuala Lumpur

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Petaling Street

Arriviamo nella capitale malese al mattino dopo un breve scalo in Arabia Saudita. Per andare in città dall’aeroporto parte il treno veloce KLIA Ekspres, che in 30minuti raggiunge la stazione di Kuala Lumpur Sentral. Da qui è possibile spostarsi tra i diversi quartieri con la sopraelevata Monorail o con la metropolitana. Il nostro hotel si trova a Bukit Bintang, il triangolo commerciale, una zona molto frequentata e gremita di gente a qualsiasi ora del giorno e della notte.

KL è una metropoli in evoluzione che mantiene il suo fulcro caratteristico in Chinatown, il quartiere più “vivo”, sempre affollato e pieno di bancarelle di qualsiasi genere. Siamo letteralmente attirati dai cibi, dai colori, dalle stranezze in vendita, dagli odori, e vaghiamo con gli occhi sbarrati di due bambini attenti a non farsi sfuggire nulla.

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Il primo “morso” in terra straniera è una delle cose più attese di una vacanza (dopo il mare ovviamente!). Cerchiamo di comunicare con un venditore, il cui inglese è approssimativo, ma che appare molto contento di farci assaggiare alcune varietà di frutta a noi sconosciute. E’ il primo vero contatto con una cultura profondamente diversa dalla nostra per quanto riguarda l’alimentazione. Jackfruit, Litchis, Durian e frutto del drago, che qui ha la polpa di un viola intenso, sono solo alcuni tra i frutti tropicali presenti in questo grande mercato a cielo aperto. Io e Tommi abbiamo davvero fame dopo il lungo viaggio e decidiamo di ordinare un piatto di noodles in quello che potremmo definire un ristorante, con tavoli e sedie di plastica in mezzo a Petaling Street, la via principale del quartiere. Ovunque è possibile trovare questo piatto tipico, sano e a bassissimo prezzo (circa 2,50 euro). Le diverse varianti accontentano sempre tutti: con carne o pesce, vegetariani, con spaghetti di riso o di soia, fritti o in brodo.

 

Continuiamo il tour con una breve passeggiata sulla Canopy Walkway, un passerella sospesa che attraversa la piccola foresta tropicale di Bukit Nanas, nel cuore della città, circondata e sovrastata dai grattacieli.

Successivamente ci dirigiamo a Merdeka Square, l’immensa piazza centrale attorniata da bellissimi edifici tra cui il palazzo del sultano Abdul Samad e altri risalenti all’epoca coloniale britannica. Il prato una volta era utilizzato per le partite di cricket e di polo.

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“Merdeka Square” in linguaggio Malay  significa “piazza dell’indipendenza” e qui è issata la bandiera più alta al mondo, a ben 95 metri d’altezza.

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Si fa buio e decidiamo di vedere le famosissime Petronas Towers illuminate, simbolo non solo della città ma anche del progresso dell’intero paese. Saliamo quindi su un autobus gratuito che ci informano faccia il giro della città. Anche se i tempi di percorrenza si rivelano molto lunghi a causa del traffico, optare per i mezzi pubblici è sicuramente un modo per conoscere meglio usanze e costumi dei locali.

Di sera è d’obbligo un passaggio in Jalan Alor, la via dello street food, dove assaggiamo spiedini di “qualsiasi cosa”, ovvero pesce, verdura, rane, e ravioli di diversi gusti. Qui ci siamo dati appuntamento con Camillo e Nina, che hanno preso un volo diverso dall’Italia e che avranno modo di visitare meglio la città alla fine della loro vacanza. Un brindisi per l’inizio, l’entusiasmo che ci tiene svegli nonostante il jet-lag, il corpo che vuole godere di ogni attimo e quella favolosa sensazione di essere solo all’inizio di un’avventura… Domani si riparte!!

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MY BORNEO

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Day 2

Lasciamo subito la capitale malese e prendiamo un volo interno per… il Borneo! Già solo nominarlo aveva entusiasmato i ragazzi del gruppo, forse perché così “wild” o forse per via di “Mai dire Gol”.

Il Borneo è la terza isola al mondo per estensione ed è diviso politicamente tra la parte malese, la parte indonesiana e il Brunei. Bisogna tenere in considerazione che si trovano voli diretti solo dal rispettivo Stato, per cui da Kuala Lumpur possiamo agevolmente volare senza scali sul Borneo malese.

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Atterriamo nella città di Sandakan e un auto privata ci porta al nostro alloggio, il “Paganakan Dii Tropical Retreat”, che si trova a 30 km dalla città e non è altro che un armonioso insieme di palafitte di legno immerse nella tranquillità della natura con letti a baldacchino e docce all’aperto. Lo staff è gentilissimo e per cena ci consiglia il ristorante “Ba Lin”, molto chic rispetto allo standard del luogo, dove si possono degustare i piatti più ricercati della stupenda cucina malese e dove ci si può rilassare sorseggiando ottimi cocktail sulla terrazza all’ultimo piano.

Day 3

La giornata inizia al “Orangutan Rehabilitation Centre” di Sepilok, una cittadina poco distante che raggiungiamo grazie alla navetta messa a disposizione dal nostro albergo. All’interno del centro vi è una nursery all’aperto e un punto di osservazione per vedere gli oranghi mangiare ogni giorno in due orari prestabiliti.

DSC_0431 L’esperienza va oltre le aspettative. Davanti ai nostri occhi una mamma con il suo cucciolo si nutrono di una quantità di frutta incalcolabile, avendo la meglio su un macaco che cerca di rubargliela. Durante il pasto il piccolo si arrampica sulle braccia lunghissime della madre e si danno un bacio affettuoso con un atteggiamento che ha ben poco di diverso rispetto a quello umano.

Verso mezzogiorno il parco chiude e ci invitano ad uscire, ma è proprio in questo momento che alcuni di questi primati prendono coraggio e camminano sulla passerella di legno insieme a noi, tenuti sotto controllo dai guardiani. Incontrare il loro sguardo, nonostante alcune leggende affermino che guardarli negli occhi attragga mala sorte, è un’emozione unica e irripetibile.

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Entusiasti per la visita e dopo aver mangiato un piatto dei nostri adorati noodles nel ristorante all’ingresso del parco, ci spostiamo nel vicino “Sun Bear Conservation Centre”. Appena entrati un video ci mostra il maltrattamento degli Orsi della Luna in paesi come la Cina, il Vietnam o la Corea del Nord, dove si estrae la bile dall’animale vivo attraverso una pratica atroce e in condizioni orrende.

 Oggi esistono diverse associazioni per salvare gli orsi e in questo centro si possono ammirare liberi mentre gironzolano o dormono sugli alberi. E’ molto frequente inoltre fare incontri con i macachi, dai quali bisogna stare all’erta per evitare che si avvicinino troppo e prendano “in prestito” qualche oggetto.

 

Il giro non richiede più di un’oretta, per cui riusciamo a prendere un taxi e a dirigerci verso il “Labuk Bay Proboscis Monkey Sanctuary”. Si tratta di una tenuta privata in cui numerosi esemplari di scimmie nasiche si avvicinano ormai con disinvoltura ai visitatori. Le vediamo mangiare, saltare, addormentarsi appoggiate a qualche staccionata e sentiamo il loro verso amplificato dall’enorme naso. Siamo increduli di fronte a una specie in pericolo di estinzione che qui sembra quasi un animale domestico.

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Gli Orangutan oggi vivono solo in due isole al mondo, Borneo e Sumatra, mentre le scimmie nasiche sono presenti solo nelle foreste del Borneo.

 

 

Ceniamo a Sim Sim, un villaggio di palafitte sull’acqua alle porte di Sandakan, dove ci sono un paio di ristoranti di pesce uno accanto all’altro. Si percepisce una forte influenza cinese e il luogo sembra poco turistico, ma ancora una volta il consiglio del personale del nostro ostello non ci delude. Con una spesa minima (circa 40 euro per 4 persone) non ci facciamo mancare niente e troviamo una qualità davvero sorprendente di granchi, gamberi al lime, zuppa di pesce e calamari in salsa agrodolce. Una delle cene più ricche della vacanza!

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I prezzi per mangiare e dormire nel Borneo, come in tutta la Malesia, sono molto economici. In alta stagione è possibile trovare camere doppie a 25 euro a notte, pranzare con meno di 3 euro a testa e cenare a base di pesce con soli 10 euro. Il cambio con il Ringgit malese è di 1 euro = 5 MYR. Nel Borneo è consigliato avere a disposizione contanti.

Day 4

Il balcone della stanza si affaccia su una foresta fitta e, avendo lasciato la finestra spalancata dalla sera prima, ci lasciamo svegliare dalle sfumature di un’alba delicata che si insinua tra i verdi brillanti delle foglie. Rimaniamo in contemplazione della natura e dei suoi rumori dal nostro letto, ritrovando lo stesso sottofondo che ci ha cullati nel sonno. Una doccia fresca all’aperto è l’unico buon motivo per alzarsi.

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Il programma di oggi prevede una gita in barca sul Kinabatangan River, il fiume più lungo della regione del Sabah. Per raggiungerlo facciamo due ore di macchina e durante il tragitto purtroppo vediamo quasi esclusivamente coltivazioni di palme da olio, le quali causano deforestazione e costringono gli animali a rifugiarsi nelle ormai sottili strisce di vegetazione in prossimità dei fiumi. Lo scenario è davvero triste. La consapevolezza che questo luogo accoglie specie in via di estinzione e possiede una ricchezza faunistica unica al mondo rende l’opera umana ancora più grave. I locali sembrano rassegnati, non intenzionati a combattere contro le violenze sulla loro terra, consci del fatto che l’olio è una risorsa che porta soldi e sviluppo al paese.

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Martin Pescatore

Arrivati al fiume saliamo su un’imbarcazione che può trasportare una decina di passeggeri e ci addentriamo nella foresta alla ricerca di animali, qui totalmente liberi nel loro habitat. Con un pizzico di fortuna si potrebbero avvistare orangutan, scimmie nasiche, elefanti pigmei, coccodrilli e uccelli variopinti.

Ben presto ci fermiamo per osservare tre enormi esemplari adulti di orangutan che si muovono sulla cima di un albero e che superano di gran lunga per dimensioni quelli visti in cattività il giorno prima. Proseguendo avvistiamo un martin pescatore e un “Hornbill Bird”,una specie di tucano molto grande. Infine arriviamo in prossimità di un grande albero dove un’intera famiglia di scimmie nasiche, dalla più piccola alla più grande, ci mostra le sue abitudini quotidiane.

Il sole comincia a calare e i suoni della foresta a farsi più intensi. Un’altra barca è ferma perché hanno scorto un alligatore. Tutti cercano silenziosi di avvistarlo tra i rami bassi a filo dell’acqua, ma purtroppo non si fa più vedere.

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dsc_0732.jpgSembra di essere dentro un documentario. La pazienza impiegata e l’attenzione nel cercare gli animali è come se calmassero l’anima aumentando allo stesso tempo l’adrenalina. Quadri di una natura selvaggia e meravigliosa che purtroppo non riusciamo ad immortalare nella maniera giusta attraverso la macchina fotografica, ma che rivivremo sempre nel nostro cuore. Il Borneo richiederebbe intere settimane per essere esplorato e meriterebbe una vacanza intera all’avventura, ma, come dirà poi una persona speciale che incontreremo in Indonesia, noi facciamo solo “kiss kiss” in questa terra, giusto il tempo per innamorarcene e sapere di volerci tornare.