UGANDA “Mano nella Mano”

DAY 1

Tutto inizia con una telefonata del Presidente della Lega Pallavolo Serie A Femminile e con la nostra disponibilità a fare immediatamente le valigie e le vaccinazioni. Destinazione Uganda, più precisamente a Entebbe, per il meraviglioso progetto “Mano nella Mano”, che vede per la prima volta volley e medicina profondamente legati. L’iniziativa è promossa e coordinata dall’unione tra Lega Pallavolo appunto e “Gicam”, Gruppo Internazionale Chirurghi Amici della Mano. L’equipe medica del Professor Lanzetta sarà impegnata in delicate operazioni chirurgiche agli arti superiori di bambini con gravi malformazioni, dando un futuro a queste giovani vite già così segnate. Nostro compito nel frattempo sarà quello di fare un camp di pallavolo per ragazze dai 14 ai 18 anni che condivideranno con noi gli allenamenti e la passione per questo sport. Le persone che vivranno con me quest’esperienza sono le atlete Elisa Cella e Tereza Matuszkova, il coach Maurizio Latelli e il responsabile di Lega Alessandro Spigno.

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Il “gruppo volley” in partenza con il Professor Lanzetta

Il giorno della partenza è il momento più bello. Il viaggiatore si perde e si sorprende immerso nei suoi pensieri, nelle sue aspettative. La domanda più frequente nei giorni scorsi è stata: “cosa porterai di tuo in Africa?” Difficile rispondere perché l’Africa dona, regala, come nessun posto sa fare meglio. Per gli altri protagonisti della spedizione è la prima volta in questo magnifico continente, per me è un ritorno, proprio nel momento in cui iniziavo a sentire quella rinomata sensazione di “mal d’Africa”. Non pensavo sarei tornata così presto, a soli due anni dal viaggio in Namibia che ha ispirato la creazione di questo blog. E’ bastato poco per convincermi e già, se respiro forte e chiudo gli occhi, sento quel profumo di terra così intensa. Impossibile descrivere il turbinio di sensazioni che abbiamo nel cuore. Non sappiamo esattamente cosa aspettarci e l’attesa ci rende riflessivi, motivati ed entusiasti. Il potente mezzo dello sport ha un linguaggio universale e vedere i miei compagni di viaggio così emozionati mi fa capire che saremo un gruppo, una squadra, che giocherà insieme una partita importantissima che non dimenticheremo mai.

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DAY 2

Dopo tantissime ore di volo e poche ore di sonno arriviamo a destinazione e ci sentiamo più elettrizzati che stanchi. Il professor Lanzetta ci presenta a giornalisti e tv locali per fare una prima intervista.

Ci informano che l’intero SOS Children’s Village di Entebbe, sede del camp, non sta più nella pelle da stamattina per via del nostro arrivo e noi non vogliamo farli attendere oltre. Scendere dal pulmino è stata una scarica di emozioni non indifferente e tutti noi avevamo quasi le lacrime agli occhi. I ragazzi ci sono saltati addosso dalla felicità, abbracciandoci e salutandoci nella maniera più calorosa e sincera possibile. Volevano fare foto e iniziare subito con la palla. Sono certa che questo primo contatto sarà significativo di tutta la nostra esperienza qui, perché, credetemi, il cuore si è riempito in un istante.

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E’ seguita una breve riunione di presentazione con lo staff della società sportiva di Kampala, composta anche da numerosi allenatori e atlete ex nazionale ugandese, per poi procedere con un primo allenamento sui fondamentali del volley. Per alcuni sono i primi bagher e palleggi e quello che più mi ha colpito è stata la concentrazione e la passione degli allenatori nello spiegare i gesti tecnici. Le persone non hanno fatto altro che ripeterci di sentirci come a casa e hanno voluto prendersi un attimo di noi tutto per sé, così come noi un attimo di loro, parlando, in quei frangenti, la stessa identica lingua. Dopo aver rotto il ghiaccio, da domani si lavorerà a pieno regime.

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Ex giocatrice della nazionale ugandese nel ruolo di libero. Ora head-coach e mamma di tre figli.


DAY 3

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Nella guest house di Claire e Paul

La giornata inizia con lo stupore di avere in giardino delle simpatiche scimmiette che saltano tra gli alberi. Parliamo un po’ con Claire, la proprietaria della nostra Guest House, ringraziandola per l’ottima colazione a base di pancakes e frutta esotica. Claire è una ragazza madre che ci racconta di essere rimasta purtroppo vedova. Osserviamo suo figlio Paul aspettare impaziente il pulmino per andare a scuola e la sua tenerezza è disarmante.

Il camp prosegue con un allenamento mattutino per il gruppo di ragazze più piccole, le quali hanno avuto un permesso per poter uscire dalla scuola. Scherzando, chiedo loro se sono contente di saltare le lezioni e prontamente mi rispondono di no perché gli piace andarci. Sono più felici però di stare con noi e hanno voglia di allenarsi e migliorare. Ancora bagher e palleggi per consolidare il lavoro di ieri, comunicando sempre in inglese che è la lingua ufficiale del Paese. Riusciamo a salutare anche i bimbi più piccoli, che escono dalle classi con le loro uniformi per giocare un po’ nel prato… a dir poco fantastici.

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Le ragazze gonfiano i palloni prima dell’allenamento

Pranziamo sul lago al ristorante “2 Friends”. Frutta, insalata di avocado e bevande esotiche rinfrescano questa giornata caldissima, ma c’è anche chi vuole provare la pizza o qualche pietanza in cui il curry la fa sempre da padrone.

Nel pomeriggio riprendono gli allenamenti con un gruppo ampio composto da ragazze più grandi che hanno già qualche base di volley. Le più giovani vogliono comunque inserirsi e ci tengono a mostrarci i miglioramenti fatti durante queste tre ore in cui siamo mancati. Probabilmente avranno ripetuto i gesti infinite volte per fare una bella figura quando saremmo tornati. Qualche passaggio per cominciare e in conclusione una partita a cui prendiamo parte anche noi.

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Questo pomeriggio ho avuto modo di parlare molto anche con Tracy e Tizo, due ragazzi simpaticissimi di 23 anni che mi spiegano come si vive qui la pallavolo di livello più alto. Tracy va al college, è una schiacciatrice, e mi mostra la foto della sua squadra con le divise blu e rosse come i colori della nostra spedizione. Tizo mi dice che Tracy è molto grintosa e lui stesso è super appassionato, tanto da conoscere tutti i giocatori della nazionale italiana. Entrambi fanno gli allenatori dei più piccoli alla mattina e poi si allenano dalle 17 alle 21 nella palestra di Kampala. Tizo mi racconta che la cosa che ama fare di più è ricevere e attaccare nella stessa azione e che il suo giocatore preferito è Lanza. L’allenatore della sua squadra organizza persino delle riunioni in cui si ritrovano tutti insieme per vedere le partite in streaming, prendendo come esempio proprio il nostro campionato.

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Con Tizo e i bimbi in uniforme

Mi dice che in settimana non sono abituati a fare pesi, ma corrono e saltano tantissimo. Secondo lui non c’entra la questione delle fibre muscolari. Per saltare in alto come loro dice che dovremmo semplicemente allenarci più duramente e andare al palazzetto a piedi, non in auto con il cambio automatico!
Il discorso continua e tocca tematiche culturali più generali. Lui fa parte della tribù Bantu, una delle più grandi in Africa insieme agli Zulú, ed è convinto che noi invecchiamo prima di loro perché sorridiamo poco e pensiamo solo al lavoro. Questi giovani mi stanno insegnando tanto e io sono grata di averli incontrati.

 

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Con la giocatrice-allenatrice Tracy

Non vediamo l’ora di incontrare l’equipe medica per cena poiché siamo ansiose di sapere come sono andate le operazioni. Ci confermano che tutte hanno avuto successo e passiamo insieme una piacevolissima serata. La provenienza, l’età, il mestiere sembrano non contare nulla quando condividi un’esperienza così profonda. Uno di loro mi dice di dargli del tu perché insomma “siamo in Africa insieme” e questa frase ha avuto più senso per me solo una volta tornata in Italia, quando ho realizzato quanta intensità c’era in quello che ognuno di noi stava facendo. La nostra passione è molto simile e sono davvero onorata di far parte di questo gruppo.

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DAY 4

La sveglia è prestissimo per dirigerci in macchina verso la capitale Kampala e far visita all’ambasciatore. Ci aspetta per le 10.30 ma ci consigliano di partire in anticipo perché la strada è sempre molto trafficata. Durante il tragitto possiamo osservare bancarelle di frutta, uomini che trasportano materiali pesanti in bicicletta, veri e proprio mercati di arredamento all’aperto e tantissimi “boda boda”, ovvero moto taxi tipici dell’Uganda, che ci sfrecciano di fianco. Una miriade di colori, rumori, odori diversi, che non mi permette di staccare gli occhi un secondo da quello che mi circonda. Alcuni uomini vendono quotidiani gironzolando tra le auto incolonnate nel traffico. Ne acquisto uno che ho promesso ad un amico giornalista e scopriamo con grande piacere che in seconda pagina c’è la nostra Terry alle prese con l’insegnamento del bagher alle giovani del camp.

 

 

 

L’incontro all’ambasciata si rivela davvero interessante. Scopriamo di più su questo paese speciale considerato la “perla dell’Africa”, su come vive lo sport e lo sviluppo. L’ambasciatore Domenico Fornara ci racconta l’episodio poco noto del primo italiano in Uganda, il duca degli Abruzzi, il quale nel 1906 ha portato a termine la scalata del Monte Ruwenzori (5109 m). Ci ringrazia per quello che stiamo facendo, noi regaliamo un pallone firmato e facciamo le foto di rito.

 

 

 

Una volta rientrati a Entebbe, andiamo al villaggio e pranziamo insieme agli altri allenatori. Ci offrono delle mini banane che qui hanno un gusto unico e ci preparano la loro pietanza tipica, ovvero riso basmati con fagioli e carne. Ci spiegano che qui alloggiano bambini e ragazzi rimasti orfani o con gravi problemi in famiglia. Il villaggio permette loro di studiare e fare diversi sport come basket e calcio, oltre ovviamente alla pallavolo.

L’allenamento del pomeriggio è molto intenso. Oggi proviamo a chiedere di più alle ragazze e loro rispondono positivamente ai nuovi stimoli. Difesa e gioco sono i temi principali. Migliorano a vista d’occhio, si sentono felici se riescono a portare a termine l’esercizio e alcune correggono addirittura le loro compagne, ripetendo le nostre indicazioni. L’impegno e il coinvolgimento è totale da entrambe le parti. Non trovo le parole per descrivere i loro occhi, la gratitudine che fanno trasparire, l’attenzione che impiegano.

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La fine dell’allenamento coincide purtroppo con il momento dei saluti e con le domande che le ragazze si sono preparate per noi in questi giorni. Ci chiedono quanto ci alleniamo, a che età abbiamo iniziato, ma soprattutto vogliono capire il perché siamo qui nel loro Paese. Comprendere che siamo volontari, che abbiamo avuto il desiderio di incontrarle e di passare questa settimana con loro è motivo di una contentezza incredula e sincera.

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La visita dell’equipe medica

L’apice della giornata avviene quando anche l’equipe medica ci raggiunge al villaggio, unendosi al nostro cerchio e raccontando le grandi cose che hanno fatto nell’ospedale della loro città. Il professor Lanzetta presenta la sua “squadra”. Le ragazze lo ammirano, qualcuna ammette di voler diventare un’infermiera mentre altre aspirano ad essere delle giocatrici di pallavolo professioniste. Per il progetto “Mano nella Mano” non poteva esserci riscontro migliore.
Si fa quasi buio ma la proposta di un’amichevole “giocatrici contro dottori” entusiasma tutti. Hanno la meglio le pallavoliste per questa volta, ma chissà forse potrà esserci una rivincita in futuro, magari in un altro Paese bisognoso della nostra splendida unione.

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Le bimbe ci regalano un disegno fatto con le loro mani colorate. Ci dicono che gli mancheremo, che sperano di riaverci qui l’anno prossimo per mostrarci i loro miglioramenti, ci abbracciano e vogliono assolutamente impedirci di prendere quel bus che ci dividerà. Una ragazzina addirittura vuole l’ultimo bacio e sale sul pullman per prenderselo da tutti noi. Lasciamo loro in regalo borsoni pieni di abbigliamento sportivo dei club in cui abbiamo giocato che si potranno dividere tra loro. Ma il regalo più grande saranno le immagini, le sensazioni e i sorrisi che rimarranno sempre impressi nella nostra memoria così come nella loro, ne sono certa.

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DAY 5

Nell’ultima mattinata in Uganda abbiamo in programma la visita all’ospedale “Corsu”, dove operano i nostri medici. La struttura è quella di un tipico ospedale africano, disposta su un solo piano con corridoi all’aperto che collegano i reparti, ma questo è uno dei pochissimi specializzato per bambini. Prima di entrare in sala operatoria, i pazienti e le mamme con intere famiglie al seguito a volte aspettano seduti per terra, portandosi qualcosa da fare durante l’attesa.

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L’impatto è forte, le persone e i problemi sono tanti, ma è impressionante come il professor Lanzetta riesca a coinvolgerci e a spiegarci cosa sono riusciti a fare in questi pochi giorni. Le prospettive di questi bimbi sarebbero state ben diverse se non fosse arrivata l’equipe di “Gicam”. La realtà che ci si presenta davanti è dura, difficile e finché non la si vede con i propri occhi non ci si può rendere conto. E’ soprattuto la storia di Vivian che ha colpito tutti. Vivian è un ragazzino di 13 anni a cui si era formato un tumore benigno sulla spalla, una vera e propria massa del peso di 2,2 kg, che stava per lacerargli la pelle. L’operazione era delicata, lunga, e i medici hanno vissuto anche momenti di sconforto quando hanno pensato che forse non avrebbe potuto più muovere le dita della mano. Una volta sveglio, quando gli è stato chiesto se gli piacesse un pupazzo, Vivian ha risposto alzando il pollice. Al solo sentirlo raccontare, a me e alle altre ragazze sono spuntate lacrime di gioia. Tutto è andato ancor meglio del previsto e senza nessuna complicazione. Conoscere Vivian e vedere il suo sorriso così lieve è stata una delle cose più belle di questo viaggio.

 

 

 

Il dottor Lanzetta fa autografare a Vivian un libro con una storia davvero unica legata ai concetti di “compassion” e “forgiveness”, al Dalai Lama e ad altre persone molto speciali per lui. Ci racconta le loro storie e ci trasmette una forza incredibile. Ho deciso di non riportarle in questo diario perché credo sia un regalo che il Professore ci abbia voluto fare in quel momento. Le condividerò ovviamente, ma soprattutto le custodirò nel mio cuore per sempre, così come i volti, i sorrisi, gli occhi di questo popolo favoloso che  mi ha fatto vivere una delle più grandi esperienze che si possano fare al mondo.

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Il professor Lanzetta

Si torna quindi al punto in cui questa avventura è iniziata, ovvero a noi e ai nostri pensieri, però questa volta sappiamo esattamente dove dirigerli. Per un po’ di tempo le domande che ci porremo saranno quelle giuste, l’affetto che abbiamo sentito migliorerà le nostre giornate e i sentimenti più veri non lasceranno spazio a tutte le cose inutili. Per un po’ di tempo… fino a che il “mal d’Africa” non sarà insostenibile e allora dovremmo fare ritorno.

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Ringrazio la Lega Pallavolo Serie A femminile, l’associazione “Gicam” e il Professor Lanzetta per questa esperienza. Un ringraziamento speciale a SOS Children’s Village di Entebbe, dove ho lasciato un pezzo di cuore e alla società di pallavolo di Kampala per l’accoglienza e il buon lavoro fatto. Grazie all’equipe medica per i momenti insieme, ai drivers, a Claire e Paul junior per l’ospitalità. Infine un GRAZIE immenso ai miei compagni di viaggio Tereza Matuszkova, Elisa Cella, Maurizio Latelli, Alessandro Spigno e… fluffy 😉

We will miss you ❤

Alla prossima

Fabiola Facchinetti

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