Panama

Voglio parlare di un posto speciale per me. Un posto che ha quel sapore inconfondibile di frutta tropicale e l’odore di una foresta verdissima e fitta che lascia poi spazio al calore di spiagge splendide. Voglio parlare di Panama. E inizio proprio così, cercando di trasmettervi attraverso i sensi quello che provo se chiudo gli occhi e ripenso a quei giorni meravigliosi di luglio.

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Iniziamo prenotando solo i voli aerei di andata e ritorno in Italia e la prima notte a Panama City. Pazzi? Coraggiosi? Probabilmente si. Aggiungiamo però un’auto per i primi 4 giorni del nostro viaggio. Il periodo è la fine di luglio e coincide con la stagione delle piogge, ma, a parte qualche cielo coperto e qualche temporale di breve durata, il clima è piacevolissimo.
Arriviamo che è già sera e, stanchissimi dopo le 12 ore di aereo con scalo a New York City, ritiriamo la macchina e arriviamo al nostro hotel.

DAY 1. La città avremo tempo di visitarla più avanti e quindi partiamo subito alla scoperta di questa sottile striscia di terra bagnata da due oceani. La nostra destinazione finale della giornata sarà Santa Catalina, località sull’Oceano Pacifico che dista dalla capitale quasi 400 km.

In mattinata la prima fermata è al canale di Panama. Dalle chiuse di Leonardo Da Vinci della Brianza alle chiuse di Miraflores. La visita è interessantissima e il museo al suo interno racconta la storia e spiega il funzionamento di questa spettacolare opera idraulica artificiale. Negli orari giusti è possibile vedere il passaggio di una nave e il sistema delle chiuse in azione.

 

Altra tappa obbligatoria è Penonomè, paesino molto famoso per i tipici e famosissimi cappelli Panama. Qui troviamo numerosi mercati e ovviamente non possiamo non acquistare un cappello per noi e qualcuno da portare a casa come souvenir. Il prezzo è modesto e ce ne sono di diversi modelli.

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mercato a Penonomè

La strada è ancora lunga e nell’ultimo tratto siamo letteralmente immersi nella foresta pluviale. Sbagliamo i calcoli e ci ritroviamo in riserva quando inizia a fare buio. Raggiungiamo un paesino, ci rivolgiamo ad alcuni passanti nel nostro mix inglese/spagnolo e un ragazzo ci dice che dobbiamo seguirlo se vogliamo fare il pieno. Ci accompagna davanti ad una villetta, dove il padrone di casa è seduto sulla poltroncina della veranda a guardare la televisione. Al nostro arrivo si scomoda volentieri, va sul retro e torna dopo un po’ con delle taniche di gasolio, riempendoci il serbatoio. Niente di più semplice! In realtà essere in un villaggio nella foresta con la macchina carica di bagagli e l’impossibilità di procedere non è stato così divertente. Il consiglio in questo caso è di fare rifornimento all’auto ogni qual volta ne avete la possibilità, dato che le aree di sosta scarseggiano non appena si lascia la Panamericana.

Arriviamo a Santa Catalina e troviamo posto per due notti al “Cabanas Las Palmeras”. Il prezzo è di 40 dollari a notte per una camera piccolina e semplice a due passi dal mare. Facciamo una passeggiata molto romantica sulla spiaggia, che si mostra a noi nella sua più silenziosa natura, illuminata solo dal chiaro di luna.

DAY 2. A Santa Catalina troviamo un Info Point per le escursioni nella selvaggia isola di Coiba, la quale si trova all’interno del Parco Nazionale che porta lo stesso nome. La mattina stessa, dopo aver fatto una super colazione a base di omelette, ci uniamo a un gruppo e partiamo con una barca. Essendo in due abbiamo trovato posto facilmente, ma si consiglia di prenotare qualche giorno prima per essere sicuri.
Durante il tragitto ci avviciniamo a numerosi delfini che saltano e si esibiscono davanti a noi nel loro paradiso acquatico. Qualcuno riesce a vedere una balena in lontananza, proviamo ad avvicinarci ma ci sfugge.
Ci fermiamo a fare snorkeling intorno ad una piccola isoletta. Nuotiamo con tartarughe marine e pesci coloratissimi, riusciamo a scorgere un’aragosta nascosta tra le rocce e un piccolo squalo. Credetemi, essere in acqua con quello squalo, seppur piccolo, ci ha dato un gran brivido.

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Coiba

Giunti a destinazione ci viene servito il pranzo e facciamo un giro a piedi. Rimaniamo nei paraggi perché ci è stato raccontato di una coppia di ragazzi avventurosi che non sono stati più ritrovati. La vegetazione è rigogliosa e d’improvviso arriva un’acquazzone che però non ferma la nostra passeggiata. Abbiamo letto che l’isola è abitata da innumerevoli specie di animali tra cui scimmie urlatrici, coccodrilli e uccelli rari, quindi vogliamo fare un tentativo e avvistare qualcosa … Purtroppo non siamo stati molto fortunati. Prenotando in anticipo, volendo, si può anche pernottare sull’isola e avere maggiori occasioni per vedere gli animali.
Al nostro ritorno conosciamo dei californiani e ci fermiamo a bere una birra nella loro capanna in riva al mare, all’Oasis Surf Camp, raggiungibile in questo periodo solo a piedi o con un 4×4 poiché bisogna guadare un fiume. Questa zona è ottimale per gli amanti del surf. Una cenetta stupenda a base di pesce, platano fritto e un bicchiere di vino bianco in uno dei ristoranti sulla scogliera conclude in bellezza questa lunghissima giornata.

DAY 3. Prima di riprendere il nostro itinerario troviamo un negozietto di amache, ne acquistiamo una e ripartiamo alla volta di Changuinola. Purtroppo non riusciamo a visitare la zona di Boquete, che leggiamo essere davvero molto bella, anch’essa parco naturale che si estende intorno ad un vulcano e dove si trovano alcune cascate.

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Sulla strada ci fermiamo a comprare caffè e cacao da venditori diretti.
Nella regione di Changuinola si coltivano banane e platani e proprio qui vi è la sede della multinazionale Chiquita.

Riconsegniamo l’auto e ci fermiamo per una notte in questo paese molto affollato. Il pomeriggio inizia a piovere più forte, ma d’altronde qualche temporale passeggero è da mettere in conto.

DAY 4. La mattina seguente un taxi ci accompagna ad Almirante, dove ci imbarchiamo su uno dei traghetti diretti all’arcipelago di Bocas del Toro.
Tre giorni favolosi all’insegna del relax e del divertimento. Gente giovane, spiagge diversissime tra loro, possibilità di fare escursioni, locali e discoteche aperte tutta la notte… Bocas del Toro offre molto ai turisti.
Il nostro hotel si trova sull’isola principale di Bocas, ma tra le varie spiagge ci si può spostare con le barche ad un costo di circa 10/15 dollari.
Visitiamo Red Frog, la spiaggia delle rane rosse su Isla Bastimiento, anche se in questo periodo è difficile vederle.

Pranziamo sulla spiaggia sorseggiando il nostro primo “CocoLoco” della vacanza (al frutto viene aggiunto il rum). Un ragazzo del posto ci apre anche la noce di cocco per poter gustare il frutto non ancora formato, che si presenta come una membrana morbida e gustosa.
Verso sedsc_0545-2ra facciamo un giro per le bancarelle del paese, mangiamo qualcosa e più tardi ascoltiamo musica dal vivo fuori da un locale molto affollato. L’atmosfera è unica e ci sono tantissimi giovani che vogliono fare festa fino a notte inoltrata. Ci spostiamo poi in una discoteca sul molo e rimaniamo a ballare fino a tardi.

DAY 5. Prendiamo una navetta poco lontano dal nostro hotel e arriviamo a Playa Estrella, la spiaggia delle stelle marine. Sembrano quasi finte, ce ne sono tantissime, colorate e di dimensioni diverse.

Conosciamo un signore molto allegro che ci prende subito in simpatia. Ha un bar sulla spiaggia e ci facciamo preparare la piñacolada più buona della nostra vita! Ce la prepara frullando un ananas giallo e dolcissimo e il risultato è davvero indimenticabile.

Verso l’ora di pranzo, una barca di pescatori viene a mostrarci il “pescado del dia” e il nostro uomo è disposto a cucinarci quello che vogliamo. Tra le tante aragoste tenute in una rete nel mare scegliamo la più grossa al costo di soli 35 dollari. Ci apparecchiano un tavolo per due nell’acqua e gustiamo questa prelibatezza insieme ad altre due piñacoladas. Io e Tommi siamo al settimo cielo e di più non potremmo desiderare.

Per la sera abbiamo in programma un’escursione. Luglio/Agosto è il periodo in cui le tartarughe escono dall’acqua quando è buio per depositare le uova e quindi, insieme ad un gruppetto di 10 persone guidate da un panamense, camminiamo più di un’ora con le torce sulla testa lungo la spiaggia di Isla Bastimiento. Rimane un sogno e ci facciamo bastare i racconti perché purtroppo non vediamo niente.

DAY 6. Ci svegliamo con calma, facciamo un po’ di spesa di frutta tropicale e andiamo ancora su Isla Bastimiento con un traghetto. Camminiamo molto, la spiaggia è lunghissima, troviamo un posto per sistemarci e rimaniamo tutto il giorno immersi nella natura.

Il verde delle piante contrasta con la spiaggia dorata, giallissima, che viene accarezzata dalla schiuma bianca delle onde. Il calore del sole e il cielo limpido fanno il resto e rendono tutto perfetto. Prendiamo il sole, giochiamo nell’acqua con le onde fino a stancarci, riposiamo all’ombra e gustiamo ananas, mango e avocado che non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelli che troviamo da noi.

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Isla Bastimiento

Cenetta tranquilla a Bocas con cheesecake al maracuja finale in uno dei tanti ristoranti sul molo.

DAY 7. Ci sono molti voli da Bocas Del Toro a Panama City e i prezzi sono abbordabili anche se si acquistano all’ultimo momento. Alle 11 della mattina siamo in aeroporto e viaggiamo verso la capitale.
Una volta arrivati cerchiamo di partire subito per le isole San Blas con un altro volo interno, ma purtroppo non troviamo posto.
Rimandiamo questo spostamento al giorno successivo e nel frattempo giriamo un po’ la città.
Troviamo un hotel a prezzo medio e prendiamo un taxi per uscire a goderci la serata in questa metropoli fatta di contrasti. Lo skyline è in continua evoluzione, il nucleo è costituito da palazzi ricchi e moderni, mentre appena si esce dal centro le case lasciano spazio ad agglomerati di capanne e baracche. Una circonvallazione molto moderna gira intorno alla città passando sul mare.
Visitiamo la zona del mercato del pesce che di sera chiude, ma offre localini al suo esterno dove poter mangiare alcuni piatti tipici. Il dopo cena lo passiamo in un locale su una terrazza nella città vecchia gremita di gente.

DAY 9. Tentativo vano all’aeroporto, infatti anche il giorno dopo l’aereo è pieno e dobbiamo recarci in un’agenzia viaggi (non così facile da trovare, ma in città qualcuno vi saprà indirizzare) per programmare il nostro spostamento e il nostro soggiorno alle paradisiache isole San Blas.

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Isla Del Diablo

Ci danno appuntamento per partire alle 12, abbiamo giusto il tempo di tornare in hotel a prendere le nostre valigie.
L’arcipelago delle San Blas si trova all’interno di un’area chiamata la comarca di Guna Yala, una provincia indipendente dallo stato panamense e abitata dagli indigeni Kuna, che mantengono le abitudini e i vestiti tradizionali. Questa comunità chiede una tassa di 10/15 dollari a tutti coloro che vogliono entrare nella loro area.
Ci stringiamo in una macchina da 8 carica di bagagli nel baule e sul tetto. Un viaggio infernale! Ci addentriamo in una zona collinare, la strada è un saliscendi pieno di curve e il nostro veicolo sfreccia tra questi dislivelli. Arriviamo finalmente sulla costa e una famiglia di Kuna Yala ci aspetta per il trasferimento in barca sulla loro isola, “Isla del Diablo”.
Le prime due isole che oltrepassiamo sono piene zeppe di capanne e case rimediate con materiali diversi. Ci spiegano che su questi due fazzoletti di terra
vivono 300 persone, mentre altre isole sono turistiche e appositamente scelte per ospitare i viaggiatori che qui si fermano per non più di 2/3 giorni. Le famiglie che lavorano nel settore terziario non si stabiliscono definitivamente in un luogo ma ruotano e traslocano ogni 6 mesi da un’isola all’altra.
Una volta arrivati l’immagine è quella della classica isoletta disegnata: sabbia bianca e palme. Le persone sembrano molto accoglienti e ci torna il sorriso dopo il viaggio della speranza.

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con i Kuna Yala

Su Isla del Diablo ci sono capanne con letti singoli, qualche capanna per due e anche la possibilità di stabilirsi in tenda. Tutte le “cabañas” hanno il suolo di sabbia, un letto al centro, due cesti per appoggiare le valigie e la porta non si chiude. La parte più divertente è sicuramente la doccia: ci sono due bagni in comune sull’isola e un grosso contenitore d’acqua con cui possiamo lavarci, quindi ci aiutiamo a vicenda versandoci dei secchi d’acqua. Specchi non esistono e la corrente va usata moderatamente, solo per ricaricare il cellulare che comunque per 3 giorni rimane inattivo.
La formula è all-inclusive, con colazione, pranzo e cena serviti ad un tavolo per tutti gli ospiti quando la donna Kuna chiama. La “comida” comprende riso, pesce e platano fritto o verdure. A colazione omelette o uova strapazzate e caffè americano. Ogni giorno è inoltre inclusa un’escursione in altre isole.
dsc_0970Arriviamo che è già pomeriggio, quindi
ci rilassiamo sull’amaca ammirando un
tramonto rosa e azzurro pastello.
Alle 7 fa già buio e la prima sera ci ritroviamo in tre a tavola, noi e un argentino che viaggia in tenda. Chiacchieriamo un po’ in spagnolo e alle 10 la luce artificiale si spegne.

DAY 10. La prima escursione la proponiamo proprio io e Tommi, pagando un sovrapprezzo e chiedendo di poter visitare l’isola dell’olandese, la più lontana dalla costa, vergine, pacifica e con un mare cristallino. Facciamo delle foto mentre i Kuna raccolgono dei paguri che poi ci prepareranno x cena. Deliziosi!

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Isola dell’olandese

Una volta tornati alla base passiamo il resto della giornata facendo due tiri a beach volley nel campetto fuori dalla nostra capanna. Un temporale passeggero rinfresca la temperatura e ci offre uno spettacolo molto suggestivo.

Salutiamo l’argentino e la barca ritorna carica di nuovi visitatori. A cena questa volta siamo molti di più e ci raccogliamo intorno ad una ragazza americana che canta e suona un mandolino. Oltre a lei, il suo ragazzo, una coppia di svizzeri, una coppia di portoghesi e due ragazzi, uno svedese e uno polacco, che viaggiano da soli con itinerari differenti per tutto il Centro e il Sudamerica. Il polacco ci offre una bottiglia di rum e dei sigari cubani comprati qualche settimana prima a Cuba. L’atmosfera è magica, parliamo in inglese e ci scambiamo esperienze. Al nostro rientro in camera una bel ragno ad aspettarci sul letto.

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DAY 11. I rumorini durante la notte e le impronte trovate al mattino non sono per niente di conforto. Chissà quali piccoli animaletti hanno condiviso con noi la capanna stanotte.

I Kuna ci portano a trascorrere un paio d’ore in un’isoletta vicina. Si possono girare tutte a piedi e ognuna ha qualche angolino che merita di essere fotografato. Nel pomeriggio invece decidiamo di andare a fare snorkeling intorno al relitto di una piccola nave affondata proprio a pochi metri dalla nostra isola. Lo spettacolo è davvero indescrivibile: pesciolini colorati e altri esemplari più grossi escono dagli oblò e dalle spaccature dell’imbarcazione ricoperta di alghe.

L’ultimo fiabesco tramonto sul mare prima di replicare la bellissima serata del giorno prima. Ancora “pescado del dia”, ananas, musica e tanto relax intorno al falò sulla spiaggia che preparano i Kuna per salutarci.

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DAY 12. Abbiamo trascorso tre fantastiche giornate in paradiso. Il contatto con una natura così pura ci ha disteso e appagato, ma ora è arrivato il momento di tornare, di dare notizia a casa che siamo ancora vivi e, devo ammettere, inizio a sentire la necessità di un bagno vero e di uno specchio. Staccare da tutto il resto del mondo e adattarsi un po’ non è stato per niente male. Salutiamo i nostri Kuna, i compagni di isola e affrontiamo un viaggio di ritorno sicuramente migliore di quello di andata.

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Hard Rock Cafè

Arrivati a Panama City prenotiamo una stanza di hotel molto carina. Nel bagno oltre a una doccia gigante e tutto l’occorrente per lavarsi c’è addirittura il bollitore dell’acqua con un’ampia scelta di tisane… Posso asciugarmi i capelli, truccarmi e mettermi un vestito per la sera. Tommi invece, che si trovava più a suo agio da selvaggio, sente più che altro la mancanza di mangiare della carne dopo 4 giorni di riso e pesce.
Dopo aver cenato vicino all’albergo saliamo nella terrazza al 69° piano dell’Hard Rock Cafè. E’ pieno di gente che balla musica latino-americana e anche noi ci proviamo con scarsi risultati. Ci divertiamo tantissimo e nonostante la sveglia prevista alle 6 per andare in aeroporto, tiriamo tardi e riusciamo a dormire solo due ore. Non vogliamo andare via da questa Panama, ce la vogliamo gustare fino alla fine, nelle sue contraddizioni, nelle sue varietà e nella sua bellezza.

 

Vorrei concludere dicendo che due settimane probabilmente sarebbero state necessarie per questo viaggio. Forse sarebbe meglio passare una notte in più a Bocas del Toro o a Santa Catalina, togliendone una alle San Blas. Quattro notti lì sono state più che sufficienti, anche se gli amanti del relax totale sapranno apprezzare. Ci rimane il dispiacere di non aver visto Boquete ed, essendo stati vicino aldsc_0031_2 confine, di non aver allungato un po’ il viaggio includendo la Costa Rica. Per quanto riguarda invece la parte ovest del Paese, avevamo già deciso di non prenderla in considerazione. Ci tornerei? Eccome! Un viaggio in cui la ricerca dell’esotico è soddisfatta in tutto e per tutto, un viaggio che riempie di emozioni contrastanti e che lascia un segno. Sarà la magia del Sudamerica, ma il fascino di Panama, se avrete la voglia e la fortuna di andarci, vi lascerà stregati.

 

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